chi sono


Donna per nascita, essere umano per formazione, scrittrice per incoscienza
Scrivere, come tutti gli atti creativi, è un atto di incoscienza e anche un atto di innocenza. Pensare di poter vivere di “scrittura” è come pensare di attraversare la Manica a nuoto o fare il triplo salto mortale da cinquanta metri di altezza. Eppure si può. Come? Lavorando sodo. Infatti, come in tutte le discipline, se si è determinati, talentosi e con una buona tecnica si ha una qualche possibilità di riuscita, altrimenti ci si abbatterà al suolo o si affogherà. Posso dire che gli stessi princìpi valgono per chi, come me, ha scelto di mettere la propria esperienza e le proprie conoscenze al servizio di coloro che vogliono tentare a nuoto quella benedetta traversata o, secondo i gusti, il triplo salto mortale dall'ultimo piano di un grattacielo.

Dopo un percorso di studi lungo e impegnativo, dopo aver fatto tanta gavetta come sceneggiatrice nel cinema e soprattutto nel teatro, da più di dieci anni mi dedico alla scrittura in tutte le sue forme. Oltre a lavorare per due agenzie di servizi editoriali di Roma – correzione di bozze, revisione testi e copy editing –, organizzo salotti letterari e corsi di scrittura creativa, curo una rubrica su una rivista di cultura e spettacolo, ottimizzo i contenuti digitali dei siti Internet (SEO) e, naturalmente, leggo molto, moltissimo, studio molto, moltissimo.

Che altro? Sono caparbia, pignola, precisa e a detta di chi mi conosce "non le mando a dire".

Questo è tutto e niente allo stesso tempo, perché per sapere davvero chi sono, cosa faccio e – soprattutto – come lavoro, dovete prima conoscermi. Il resto sono chiacchiere, aria fritta, nuvole di biacca su un cielo di cartone, e qui mi fermo perché come direbbe Montesquieu: «Quando un discorso manca di profondità, si ricorre alla lunghezza». D.A.
Dicerie sull'autore
"...La prima ad aprire le danze è stata Daniela Ariano, scrittrice, drammaturga e teatrante a 360 gradi (amo molto le persone che in ambito teatrale si impegnano in ogni aspetto della produzione, senza timore di sporcarsi le mani). Questo è stato un incontro molto particolare, perché Daniela ha portato con sé la “valigia della scrittrice”, condividendo tesori, esperienze, aneddoti veri dalla vita gioiosa e disgraziata di chi fa concretamente drammaturgia..."
Mauro Corso – Scrittore, attore, critico teatrale e cinematografico

ZORRO È MORTO

"...Giorgio e Teodoro, un padre e un figlio che si conoscono poco e che nella sera di un sabato qualunque si trovano a parlare e a confrontarsi. L'occasione si rivela uno scontro tra generazioni diverse..."
Paola Polidoro - Il Messaggero

"...Questo spettacolo parla di famiglia, e ne parla alla gente venuta in casa. L’effetto è immediato. Ci sentiamo tutti partecipi di una storia vera, messi dentro e senza possibilità di intervento, senza neanche riuscire a sentire l’impulso di applaudire. È un’esperienza surreale, estrema per chi è abituato a vivere il teatro in sala. Come parenti o vicini siamo alla cena di tre personaggi che soffrono il dolore dell’assenza. Siamo direttamente da loro, ma per loro non possiamo far niente. Restiamo in ascolto pazienti ed attenti di fronte alle trame di un padre ed un figlio che non si conoscono eppure si odiano..."
Chiara Merlo – ItaliaSera
I PASSI SUL GHIACCIO

"...Ciò che segna, anzitutto, l'opera di Daniela Ariano è il linguaggio, l'uso della parola. E, subito dopo, il pensiero dell'Autrice che si rivolge alla realizzazione, che vuol dire regia e interpretazione, luci, suoni, figure e segni... Una lezione - questa di Daniela Ariano - attraverso il Teatro; ma anche con il Teatro che l'Autrice utilizza in modo chiaro e insigne per raccontare le sue storie e esprimere il suo pensiero e anche esprimere un giudizio, richiamando a riflessioni di grado alto. Sempre, tuttavia, con un occhio rivolto al dramma dell'uomo (o della donna), alla sua fragile esistenza, al suo tormento esistenziale, con lo sguardo rivolto ad una certa indomabile desolazione dell'esistenza... "
Nuccio Messina - Inscena

"...Si potrebbe definire, in modo trasversale, un'opera di genere. Ma non di genere inteso in senso classico, cioè una commedia piuttosto che una tragedia, che anzi da questo punto di vista sarebbe difficile stabilire a quale tipo appartiene, ma appunto a un genere secondo parametri diversi: il genere teatrale. La specificità, ritengo, è data proprio dall'idea iniziale, cioè dal lago ghiacciato. E' un'idea che teatralmente si può rappresentare in modo concreto, che va a toccare la scenografia ma anche la postura degli attori, il loro modo di muoversi e di relazionarsi e va a creare quindi un ambiente fisico-mentale che il pubblico percepisce immediatamente... "
Massimo Brioschi – Max Aub
COPPIE IN DIVIETO DI SESSO

"...Una messa in scena scattante, un dialogo serrato, mai banale, sempre attento alla battuta. Il tutto in un’ambientazione povera, essenziale che concentra lo sguardo dello spettatore sugli attori..."
Giovanna Tridente - Notti da Leon

"...Un titolo che incuriosisce, in tempi in cui il sesso non è più un tabù. Una commedia brillante firmata Daniela Ariano e portata sul palco del Teatro dell’Orologio di Roma (fino al prossimo 6 aprile) dalla Compagnia AlphaDrama. Una parodia sulla vita a due e sul significato dell’amore in tempi confusi..."
Francesca Del Grande – Latina Oggi
L'ULTIMA NOTTE DI NOZZE

"...È in uno scenario semplice ed essenziale che si svolge il dramma della violenza fisica e psicologica tra due coniugi (Anna e Lorenzo) che trova, con la morte della protagonista, lo sfogo finale dal sapore tragico. Di particolare rilievo è stato il dibattito seguito alla prima dell’11 Gennaio, nel corso del quale rappresentanze del mondo politico, giuridico, medico etc. hanno affrontato, con diverse chiavi di lettura, le tematiche delicate e dalle molteplici sfaccettature della violenza sulle donne... "
Elena Paparelli – Cinque giorni
CONFESSIONI SU UNO ZERBINO

"...L’immagine che questa commedia in due atti restituisce allo spettatore è quella di un mondo pieno di illusioni. Tema dominante è il rapporto di coppia nella sua quotidianità, un rapporto però in conflitto. Nell’era della comunicazione non si è più in grado di confrontarsi con gli altri attraverso il dialogo e le esperienze. Tutto ruota intorno al proprio io, alla ricerca dell’identità e del ruolo che si ricopre all’interno della società..."
Adnkronos

"...Il risultato è un gioiellino. Spicca per presenza scenica e naturale sense of humor Sebastiano Gavasso, che presta volto e bicipiti all’egocentrico primo amore di Caterina. Il ritmo è serrato, le psicologie dei personaggi ben delineate, ottimi gli inserti musicali, curata nei minimi particolari la messa in scena e attenta la regia..."
Maria Stella Taccone – CinemaeOltre